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“Quinto quarto” indica le interiora o frattaglie e le parti meno nobili, come la testa, la coda e le zampe, dei bovini, degli ovini e dei suini. Rientrano nel termine anche le rigaglie dei volatili selvatici e da cortile. L’abitudine di cibarsi di frattaglie risale alla preistoria. Esistono testimonianze sull’uso delle frattaglie da parte degli Etruschi che prediligevano il cuore di vitello ed il fegato d’oca ingrassata con i fichi, tramandato poi ai Romani vincitori. Oltre al fegato grasso compaiono altre stravaganti preparazioni di frattaglie anche nel ricettario del più grande gastronomo della romanità, Marco Gaio Apicio. L’amore per questo cibo ha poi percorso l’arco dei tempi, dal Medioevo al Rinascimento, fino alla cucina moderna di Escoffier e di Artusi.
Così in questo volume viene ricostruita la curiosa e piacevole avventura gastronomica del “quinto quarto”, raccolta attraverso le fonti bibliografiche, l’aneddotica ed i grandi ricettari antichi e moderni.
Ogni capitolo è, inoltre, arricchito dalle ricette, vere invenzioni culinarie, di Renato Gualandi, maestro di cucina di fama internazionale.
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